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Storia della FIB

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Le prime tracce di un'attività ludica, che probabilmente rappresentano la più antica testimonianza del gioco delle bocce, datano al 7000 a.C. con il rinvenimento, nella città neolitica di Catal Huyuk, in Turchia, di alcune sfere in pietra che mostrano chiaramente i segni di rotolamento su un terreno accidentato. Cinque millenni più tardi, in Egitto, oggetti simili, ma più finemente lavorati, furono rinvenuti nella tomba di un fanciullo.

Con le bocce (ovviamente stiamo parlando di un gioco che sicuramente non è quello attuale) si dilettavano anche greci e troiani durante le lunghe pause dell'assedio di Troia.

Uno dei primi documenti scritti che citano questo gioco è quello del medico greco Ippocrate che lo elogia e lo consiglia ritenendolo un'attività molto salutare.

Il salto di qualità delle bocce è comunque merito dei romani che adottarono, per primi, sfere di legno. Ovidio Nasone Publio ne fece il divertimento preferito durante l'esilio sul Mar Nero; vi si dilettò l'imperatore Augusto (che usava bocce di radica d'ulivo), Ponzio Pilato ed anche Claudio Galeno il quale, come il collega Ippocrate, lo consigliò a giovani e vecchi.

Le legioni romane fecero conoscere il gioco in Gallia dove, in seguito, ebbe uno sviluppo enorme.

Nel Medioevo questo gioco divenne una vera e propria mania. Si giocava per le strade, sulle piazze, nei castelli. Le bocce affascinarono tutti, nobili e diseredati. E non furono disdegnate dagli ecclesiastici e dalle gentildonne. Nel 1299, a Southampton, in Inghilterra, nacque quello che possiamo considerare il primo club boccistico: l'Old Bowling Green.

Ma l'esagerata pratica del gioco diede fastidio ai potenti. Il lavoro trascurato, le scommesse e, a volte, le furibonde liti, provocarono i primi divieti che accompagneranno il gioco delle bocce per lunghi secoli. Tra i più inflessibili a stroncare il gioco delle bocce, che "… storna il popolo da esercizi più convenienti alla difesa del reame…", troviamo Carlo IV il Bello (editto del 1319), Edoardo III d'Inghilterra, Carlo V il Saggio (1370) e, una ventina di anni più tardi, il re inglese Riccardo II.

Ma c'è, seppur timida, anche qualche voce a favore. I medici dell'Università di Montpellier, in Francia, erano convinti, infatti, che questo gioco fosse un eccezionale toccasana contro i reumatismi. Di buon occhio le bocce furono viste anche dall'umanista olandese Erasmo da Rotterdam (le chiamava "ludus globarum missilium"), dal teologo tedesco Martin Lutero, da Calvino (che era anche un accanito giocatore), dallo scrittore Rabelais che ci racconta come Gargantua si dilettasse alle bocce per digerire. Bruegel il Vecchio le ha immortalate nel suo famoso dipinto Giochi di fanciulli esposto alla Pinacoteca Nazionale di Vienna. Sir Francis Drake ne era un vero patito. Avvertito dell'arrivo della flotta spagnola, la famosa "Invincible Armada", continuò tranquillamente a giocare a bocce sulle banchine del porto di Plymouth deciso, prima di salpare a difendere l'Inghilterra, a terminare un'incertissima partita con il suo nostromo. Del gioco delle bocce parla anche William Shakespeare nel suo Riccardo II. Il gioco, però, continuò a preoccupare le autorità. Nel XVI secolo fu proibito da Enrico VIII, nel 1576 i Dogi di Venezia ne furono addirittura terrorizzati ed emisero un pesantissimo editto contro "… il pericolo grande delle balle…". Ma erano praticamente gli ultimi anatemi contro questo gioco che, oramai, si era diffuso in quasi tutta l'Europa occidentale. Infatti, verso la fine del Seicento, Carlo II d'Inghilterra lo legalizzò e, addirittura, fece predisporre una specie di regolamento. Nel 1753, a Bologna, uscì un volumetto, il "Gioco delle bocchie" di Raffaele Bisteghi, che ufficializzò questo gioco diffusissimo e, pur con innumerevoli varianti, anche regolamentato.

Il 1° maggio 1873 sorse a Torino la prima Società d'Italia che assunse la curiosa denominazione di Cricca Bocciofila. Fu il primo passo, il primo mattone della futura organizzazione nazionale. Un quarto di secolo dopo, nel 1897, un gruppetto di Società bocciofile piemontesi si riunì a Rivoli, vicino a Torino, e decise di fondare un organismo di coordinamento dell'attività sul territorio. Così, il 1° maggio 1898, sempre a Torino, in occasione dell'Esposizione Internazionale, nacque l'Unione Bocciofila Piemontese, praticamente la prima federazione da cui iniziò la fase moderna del gioco delle bocce.

I progressi furono immediati. Nel 1904 fu predisposto il primo regolamento tecnico di gioco. L'attività era ancora svolta unicamente all'aperto, sui campi non delimitati, con bocce di legno.

Nel 1919 nacque l'UBI, Unione Bocciofila Italiana, che era l'erede di quella piemontese. Il nuovo organismo, con sede a Torino, era guidato dall'avvocato Massimo Cappa.

Il 1924 fu un'altra data storica. Per la prima volta, con una presenza dimostrativa, le bocce approdarono alle Olimpiadi. I giochi si svolsero a Parigi dove, in contemporanea, si giocò un torneo tra squadre italiane, francesi e monegasche.

Nel 1926 la FIB si riunì in una rinnovata UBI ed il CONI riconobbe la nuova Federazione. Fu un grosso successo per le bocce che si videro equiparate alle altre discipline sportive. Ma l'euforia durò poco. Nel 1929 un decreto ministeriale tolse le bocce dal CONI e le inserì nella molteplice organizzazione gestita dall'OND, l'Opera Nazionale Dopolavoro, ritenendole un'attività ricreativa. Nel nuovo contesto, pur declassate, le bocce trovarono una vera e sostanziale unificazione su tutto il territorio nazionale e nacque una capillare organizzazione periferica. Inoltre fu adottato un regolamento unico.

Nel 1929 ci fu un importante salto di qualità con la nascita della boccia "sintetica", una sfera impastata con segatura e colla.

Nel 1945, caduto il fascismo, si sciolse anche l'OND le cui funzioni, in seguito, passarono all'ENAL, Ente Nazionale Assistenza Lavoratori. Nel dopoguerra le bocce ebbero una vita molto travagliata. Rinacque la FIB a Torino e risorse l'UBI a Genova. Un'altra FIB, legata all'ENAL, prese vita a Milano. Nel 1948 tutte queste realtà, dopo vivaci traversie, trovarono un accordo e diedero vita all'UFIB, Unione Federazioni Italiane Bocce, che raggruppava i due principali sistemi di gioco praticati in Italia: la "raffa" diffusa praticamente su tutto il territorio nazionale, e che considerava anche l'assetto ricreativo del gioco, ed il "volo" che, saldamente radicato in Piemonte e Liguria, puntava soprattutto sull'aspetto agonistico. La sede centrale della federazione fu fissata a Genova e i due sistemi di gioco furono coordinati da due sezioni: la SeReNa, Sezione Regolamento Nazionale, per il gioco di "raffa" con sede a Milano, e la SeReInt, Sezione Regolamento Internazionale anche questa con sede a Genova, che gestiva il gioco di "volo".

Nel 1950 nacque l'organizzazione internazionale della "raffa", la FIB, Federazione Boccistica Iternazionale, con sede a Chiasso. Quattro anni prima era già sorta la FIB, Federation Internazionale de Boules, che raggruppava i Paesi praticanti il sistema di gioco del "volo". In quegli anni comparvero sulle corsie le prime bocce metalliche.

Nel 1979 tutti i bocciofili d'Italia videro premiata la loro volontà unitaria e le diverse federazioni sino ad allora operanti in Italia si unirono sotto un'unica sigla, l'UBI, che ottenne l'immediato riconoscimento del CONI. In seguito, nel 1986, arrivò anche la legittimazione del Comitato Olimpico Internazionale.

Nel 1991 le bocce adottarono un nuovo statuto, si fecero identificare da un moderno logo (boccia azzurra in movimento con riccioli tricolori) e ripresero la denominazione di FIB, Federazione Italiana Bocce.

Nel 1997 le bocce italiane hanno compiuto il loro primo secolo di vita "ufficiale". Una forza poderosa che, con la sua tenacia e volontà, è riuscita a cogliere, proprio nel suo Centenario di Fondazione, un traguardo ambiziosissimo: la partecipazione, in forma ufficiale, ai Giochi del Mediterraneo di Bari. 

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